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Non si tratta di una semplice provocazione. In questa filastrocca è racchiuso tutto il mondo di Nina Paley, regista americana che si batte per l’accesso e la creazione di contenuti culturali liberi dalle leggi del copyright.

Sita sing the blues è il suo primo lavoro in questa direzione. Ne parlo in questo articolo su Ninja Marketing.

Per rafforzare la sua idea che copiare non è un danno all’autore, ma in realtà il motore su cui si basa tutto il progresso culturale dell’umanità, Nina ha avviato una ricerca su campo con il Met Museum, tramite un Free Culture field trip: un’osservazione e un rilevamento fotografico con la partecipazione del pubblico tra i capolavori dell’arte greca, romana, asiatica e medievale della collezione del Museo.

L’obiettivo era dimostrare una coerenza nello sviluppo del linguaggio visivo attraverso i secoli e in differenti culture. Il risultato è questo video dal titolo “Minute Meme #(2): All Creative Work Is Derivative”.

Raccolgo l’invito di Hanna Sköld e lo scorso febbraio parto per la Svezia per partecipare al Grannylab, un laboratorio intensivo in cui si sviluppa e si progetta insieme il prossimo film, o meglio progetto transmedia di Hanna, giovane regista svedese che da anni porta avanti un idea di cinema innovativo, basato sulla filosofia del creative commons e sulla possibilità di canali di distribuzione alternativi a quelli tradizionali.

Il primo film di Hanna, Nasty Old People ha debuttato sulla front page di The Pirate Bay, il sito svedese che permette agli utenti di condividere liberamente file, anche multimediali, tramite BitTorrent.

Il suo film è stato scaricato in 113 paesi da più di 50.000 persone che lo hanno tradotto, remixato, sottotitolato e proiettato in giro per il mondo.

Hanna adesso è pronta per il suo nuovo lavoro, Granny’s dancing on the table, un progetto transmedia che è insieme film, videogioco psicologico, progetto collaborativo in rete e una mostra, interamente realizzato con licenza creative commons, e che lei intende produrre con la diretta partecipazione del pubblico.

Granny’s dancing on the table è la tenera storia di Eini, una bambina che cresce isolata nella foresta svedese e che non riesce a percepire le emozioni. E’ solamente capace di predire i terremoti, in realtà manifestazioni dei sentimenti altrui. Eini lascia la foresta alla ricerca della sua identità sulle tracce di una misteriosa nonna di cui possiede solo uno strano ricordo, le sue danze sulla tavola.

Mancano pochissimi giorni (solo 3!) per la fine del crowdfunding del progetto su Kickstarter.

E questo è un invito esplicito a supportarlo per cominciare a cambiare le modalità di produzione e di distribuzione del cinema.

Granny’s è anche un progetto collaborativo in rete. Hanna raccoglie i ricordi e le storie di tutte le nonne in giro per il mondo, per poi farne una mostra in occasione dell’International Granny day, che si celebra ogni anno in agosto. Manda una foto e racconta in poche righe qual’è il ricordo più speciale che conservi di tua nonna.

In progetti come questi ritrovo il senso delle parole di Franco Carlini, grande osservatore italiano della scena digitale nel suo Le idee in rete hanno le gambe lunghe incluso nel saggio La creatività a più voci (Laterza, 2005):

Per non crollare e ancora di più per progredire, le società umane hanno bisogno di essere continuamente alimentate da idee nuove ed utili. Queste possono “emergere”solo attraverso processi di altruismo e cooperazione: è qualcosa di profondamente diverso dal riduzionistico perseguimento dei propri singoli interessi materiali. […] Bisogna rassegnarsi a collaborare, rassegnarsi alla pace.”