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Dal 31 Ottobre Somebody non funziona più. Quello che era iniziato come un progetto d’arte pubblica, divertente e dall’esito incerto, è diventato troppo grande da gestire senza provare a trasformarlo in una start up tecnologica. La scelta era tra cambiare o morire. Miranda July ha optato per la seconda.

 

SOMEBODY_APP

 

Somebody app era un progetto nato in collaborazione con MIU MIU e presentato alle Giornate degli Autori a Venezia, insieme al corto della regista che quasi ne svelava i retroscena e il funzionamento. Creazione ironica sulla comunicazione al tempo di Whatsapp, provava a recuperare una dimensione umana connettendo persone che non si conoscono e spingendole a recapitare messaggi da parte di un amico, includendo una personale interpretazione del contenuto. Ne ho scritto in maniera più approfondita in questo post.

Il progetto ha mostrato all’inizio alcuni problemi, ha richiesto un upgrade consistente e una volta assestato ha raggiunto circa 10.000 utenti al giorno. A questo punto per l’artista e per il suo mecenate si è posto il problema di come procedere. Dopo un giro di consultazioni con investitori e esperti del mondo tech è stato chiaro che il salto da fare era provare a trasformare Somebody in una start up e dargli una nuova vita, abbandonando anche quel gradiente di spontaneità e di imprevedibilità che l’aveva accompagnata sin dal principio. Parole come pitch, “best case scenario”, pubblicità hanno cominciato ad affollarsi nella mente di Miranda July che ha sentito di tradire lo spirito originario del progetto.

L’artista ha preferito lasciare che Somebody rimanesse un lavoro artistico, una performance durata circa un anno, riflettendo e documentando così il tempo che è vissuta. Ha chiesto agli utenti di inviare i loro ultimi messaggi, di spedirle foto, video e screenshot, che avrebbe poi raccolto in un ultimo racconto di “avvenute consegne”.

Somebody ha salutato così la sua comunità: “A mezzanotte del 31 Ottobre, ora di Los Angeles, Somebody sparirà da questo mondo per sempre. Ma voi siete ancora qui, insieme ai vostri amici. E ci sono sconosciuti dappertutto.”

L’artista poliedrica Miranda July ha realizzato una app che è progetto di arte pubblica ed esperimento sociale al tempo stesso.

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Quello della fragilità delle relazioni umane è un tema ricorrente per Miranda July, già affrontato nella sua opera prima Me and You and Everybody We Know (Premio Camera D’or a Cannes nel 2005) dove la protagonista, un’artista giovane e bella (impersonata dalla regista stessa), va alla ricerca spasmodica del contatto con un uomo, nel film il commesso di un negozio di scarpe, che ricambia ma con prudenza. La storia d’amore è contornata dalla relazione dell’uomo con i figli, un rapporto fatto di incomunicabilità in cui i ragazzini chattano su linee erotiche e fanno le loro prime esperienze sessuali. Tutto senza mai eccedere in toni scabrosi ma accompagnato sempre da momenti ironici, grazia e leggerezza che si addicono allo stile della regista in tutte le sue produzioni artistiche.

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Un’ironia dissacratoria sulla comunicazione al tempo di whatsapp e dell’instant messaging è la cifra della nuova creazione della July, un’app che si affianca all’uscita del cortometraggio che porta lo stesso nome, SOMEBODY, prodotti e sviluppati da MIU MIU per il progetto Women’s Tales, serie corale al femminile che la casa di moda ha sviluppato per le Giornate degli Autori di Venezia di cui è Creative Partner.

SOMEBODYAPP prova a superare il concetto di messaggio mediato dalla tecnologia e a recuperare una dimensione umana, quasi performativa, come si vede nel film della July che è quasi un tutorial sull’uso dell’app stessa.
Quando si scrive un messaggio ad un amico, che preventivamente ci ha fatto sapere che è un buon momento per parlarsi- un passo avanti rispetto all’invasività di whatsapp e simili e nella netiquette degli utenti che, come un tempo, tornano a chiedersi se sia il caso o meno di sentire qualcuno- non viene recapitato direttamente al destinatario, ma ad una persona vicina connessa in rete tramite GPS. Quest’ultima decide di recapitarlo di persona, leggendolo o in alcuni casi interpretandolo, quasi immedesimandosi in chi l’ha scritto.
E’ un sistema di passaparola tecnologico che aiuta a connettere persone che non si conoscono. Per strada, in un caffé, in ufficio, la comunicazione si espande, non è solo duale, va in out-sourcing in cerca di messaggeri.

«L’antitesi dell’efficienza utilitaristica che la tecnologia promette è infine un’app che ci rende nervosi , crea vertigini e mette in allerta le persone che ci circondano» , scrive Miranda July nel presentare la sua app.
C’è qualcosa di poetico in questo affidarsi all’altro perché si prenda cura di recapitare un messaggio per noi.
Quando nelle immediate vicinanze non c’è nessuno, il messaggio non viene perso e, come se affidato alla bottiglia, in questo caso la rete, continua a fluttuare finché non viene raccolto. I messaggi vengono archiviati in appositi repository e fluttuano fino a quando gli utenti non sceglieranno di recapitarli al destinatario.

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Il sistema usa mappe comuni e foto per il riconoscimento delle persone coinvolte, permette di segnare quando l’azione è conclusa e include un sistema di rating per i messaggeri, dimostrandone l’affidabilità. C’è spazio anche per la creatività, l’utente può suggerire azioni e espressioni al messaggero perché migliori l’efficacia del messaggio, come si vede nel corto in cui una cameriera chiede a Miranda July di sposarla, dando voce e corpo al suo innamorato distante.
Il progetto Somebody è nel suo complesso un’opera di arte pubblica, come ama definirlo la stessa autrice, per questo sono stati immaginati una serie di hotspot ufficiali presso musei e centri d’arte, tra i quali il Walker Art Center del Minnesota, dove è prevista una serata di incontri dedicati alla app e il debutto della nuova opera teatrale dell’artista, New Society.

 

Ma Miranda non si è accontentata degli hotspot ufficiali e ha invitato gli utenti di Somebody a creare hotspot personali e a postare risultati e racconti degli incontri sul Tumblr ufficiale del progetto. Messaggero e destinatario posano insieme in una galleria di selfies e raccontano come si sono trovati, a cui si aggiungono dettagli e componenti giocose.
La sfida all’alienazione da smartphone è stata lanciata. Da oggi cominciate a guardarvi attorno mentre siete in giro in metro, per strada o al ristorante, potrebbe arrivare qualcuno a portarvi un messaggio inaspettato che arriva da lontano.