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Un webdoc che racconta il Sud Sudan con tre testimoni d’eccezione: Niccolò Fabi, Max Gazzé e Daniele Silvestri.

 

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Siamo abituati a vederli insieme sul palco o coinvolti in uno stesso progetto musicale, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzé, sicuramente i tre maggiori musicisti pop del panorama italiano. Invece i tre, che sono anche grandi amici, hanno deciso di raccontare un loro viaggio in Africa, in Sud Sudan, per seguire da vicino il lavoro della ONG Medici con l’Africa CUAMM.

Il progetto nasce da un’esperienza personale di Niccolò Fabi che con la sua fondazione Parole di Lulù finanzia le iniziative della ONG dal 2013.

Il webdoc ha il pregio di riunire la forma del reportage all’approfondimento sulla storia del Sud Sudan, il paese più giovane del mondo, che ha ottenuto l’indipendenza dopo anni di guerra civile. Il viaggio si snoda da un ospedale all’altro, tra quelli realizzati da Medici con l’Africa CUAMM i cui sforzi si concentrano particolarmente nei reparti di pediatria, cercando di assicurare un parto sicuro alle donne e di affrontare i numerosi casi di malnutrizione e di malaria presenti nella primissima infanzia.

Tra i racconti si inseriscono anche delle forme di “call to action” che invitano l’utente a fare delle piccole donazioni. Si può scegliere di donare un trasporto in ambulanza, un parto sicuro per una mamma e il suo bambino, un pacchetto da 10 vaccinazioni pediatriche, un trattamento per un bambino malato di malaria, una borsa di studio per un’ostetrica, garze e farmaci per un ricovero d’urgenza, o infine, con una donazione più consistente, una motocicletta per permettere ad un infermiere di raggiungere le zone più remote del paese.

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Il reportage torna ad essere protagonista con gli occhi e le parole dei tre musicisti che raccontano il Sud Sudan: lo stato delle infrastrutture quasi inesistenti e le attività di sussistenza di una popolazione che attribuisce alle vacche una sacralità tale da decidere di dare lo stesso nome dell’animale al suo proprietario. Una gallery dedicata raccoglie infine i brevi filmati da smartphone e le foto realizzate dagli stessi cantanti.

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Ampio spazio viene dato anche agli altri protagonisti del webdoc: la squadra di volontari di Medici con l’Africa CUAMM, con interviste e schede di tutto il personale.

Life is sweet è un bel tentativo di coniugare lo storytelling sul web con le esigenze di comunicazione di una ONG. Unisce infatti il racconto degli operatori del settore con l’esperienza diretta dei donatori –  in questo caso anche dei testimonial d’eccezione –  che contribuiscono con la loro presenza all’amplificazione del messaggio.

Un’ immagine concreta di come partecipare a progetti di cooperazione oggi, in cui forme di narrazione non lineare si affiancano al crowdfunding, all’esperienza sul campo e diventano anche un progetto musicale, con l’esplicita intenzione di continuare a mantenere un legame diretto con le persone e i territori.

 

 

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Raccolgo l’invito di Hanna Sköld e lo scorso febbraio parto per la Svezia per partecipare al Grannylab, un laboratorio intensivo in cui si sviluppa e si progetta insieme il prossimo film, o meglio progetto transmedia di Hanna, giovane regista svedese che da anni porta avanti un idea di cinema innovativo, basato sulla filosofia del creative commons e sulla possibilità di canali di distribuzione alternativi a quelli tradizionali.

Il primo film di Hanna, Nasty Old People ha debuttato sulla front page di The Pirate Bay, il sito svedese che permette agli utenti di condividere liberamente file, anche multimediali, tramite BitTorrent.

Il suo film è stato scaricato in 113 paesi da più di 50.000 persone che lo hanno tradotto, remixato, sottotitolato e proiettato in giro per il mondo.

Hanna adesso è pronta per il suo nuovo lavoro, Granny’s dancing on the table, un progetto transmedia che è insieme film, videogioco psicologico, progetto collaborativo in rete e una mostra, interamente realizzato con licenza creative commons, e che lei intende produrre con la diretta partecipazione del pubblico.

Granny’s dancing on the table è la tenera storia di Eini, una bambina che cresce isolata nella foresta svedese e che non riesce a percepire le emozioni. E’ solamente capace di predire i terremoti, in realtà manifestazioni dei sentimenti altrui. Eini lascia la foresta alla ricerca della sua identità sulle tracce di una misteriosa nonna di cui possiede solo uno strano ricordo, le sue danze sulla tavola.

Mancano pochissimi giorni (solo 3!) per la fine del crowdfunding del progetto su Kickstarter.

E questo è un invito esplicito a supportarlo per cominciare a cambiare le modalità di produzione e di distribuzione del cinema.

Granny’s è anche un progetto collaborativo in rete. Hanna raccoglie i ricordi e le storie di tutte le nonne in giro per il mondo, per poi farne una mostra in occasione dell’International Granny day, che si celebra ogni anno in agosto. Manda una foto e racconta in poche righe qual’è il ricordo più speciale che conservi di tua nonna.

In progetti come questi ritrovo il senso delle parole di Franco Carlini, grande osservatore italiano della scena digitale nel suo Le idee in rete hanno le gambe lunghe incluso nel saggio La creatività a più voci (Laterza, 2005):

Per non crollare e ancora di più per progredire, le società umane hanno bisogno di essere continuamente alimentate da idee nuove ed utili. Queste possono “emergere”solo attraverso processi di altruismo e cooperazione: è qualcosa di profondamente diverso dal riduzionistico perseguimento dei propri singoli interessi materiali. […] Bisogna rassegnarsi a collaborare, rassegnarsi alla pace.”