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Questo è un breve elenco di cose che mi sono piaciute nella seconda metà del 2014  e che voglio approfondire nel 2015. Spaziano dal crossmedia ai musei e il loro rapporto con l’universo digitale, dai progetti di condivisione di informazioni alla costruzione di progetti di comunità e cittadinanza. E poi c’è una storia di fantasmi. 

1. PRIYA’S SHAKTI

Un progetto multimediale che, a seguito dello stupro di gruppo avvenuto su un autobus a Nuova Delhi nel 2012, intende mettere in evidenza gli atteggiamenti di violenza di genere nella società indiana. Una narrazione alternativa che attinge dai canoni mitologici indù e dà voce alle donne vittime di violenza. Il format prevede un fumetto con realtà aumentata, una mostra e dei workshop con gli adolescenti sulle tematiche di genere e la realizzazione di comic book animati.

2. THE FLYCKERING FLAME

50 anni di carriera e di lavoro del regista Ken Loach attraverso il suo archivio personale. Il progetto prevede una collezione di storie che ricostruiscono e esplorano i diversi conflitti sociali e politici a cui si sono ispirati i suoi film, da Cathy Come Home a Sweet Sixteen. The Flyckering flame project è un documentario interattivo che funziona come un’app e un film per la tv e racchiude una serie di questioni sulla censura (attraverso degli inediti) che i suoi racconti cinematografici hanno subìto.

foto da powertothepixel.com

foto da powertothepixel.com

 

3. TAMPON RUN 

Due ragazzine hanno inventato uno dei videogiochi più originali del 2014, Tampon Run. La protagonista corre disperatamente cercando di sparare ai suoi nemici, ma anziché usare armi utilizza assorbenti interni. L’idea parte dalla riflessione che nella nostra società siamo più a nostro agio con le armi e la violenza e non siamo invece in grado di insegnare alle giovani donne a stare bene con il proprio corpo, ricoprendo di tabù l’esperienza delle mestruazioni, ad esempio. Tutto questo accadeva nei giorni in cui piovevano minacce alle donne che si occupano di videogiochi.

4. FIRST WORLD WAR- THE STORY OF A GLOBAL CONFLICT 

The Guardian, continua fonte di ispirazione anche per la narrazione interattiva, in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, mette on line First World War- The Story Of A Global Conflict, un racconto straordinario e corale che unisce stile cinematografico a mappe interattive con possibilità di diversi livelli di approfondimento. La guerra raccontata da fronti differenti, con il commento di dieci storici, materiale d’archivio inedito e una traduzione in più lingue fatta in crowdsourcing tra i lettori. Ne parlerò più a fondo in un libro di prossima uscita in primavera.

5. BEACON ( E IO CHE NON NE AVEVO SENTITO MAI PARLARE PRIMA)

Piccoli emettitori Bluetooth che trasmettono un segnale digitale, consentendo all’utente dotato di smartphone di registrare la propria posizione e di ricevere informazioni e servizi personalizzabili. Ne sento parlare per la prima volta all’8 Summit di Architettura dell’Informazione a Bologna. Tra le varie applicazioni si parla dei musei e della possibilità di raccogliere dati sui visitatori ma al tempo stesso di fornire visite e esperienze ritagliate su misura. Tra gli esempi di utilizzo dei Beacon nei musei, la Rubens House ad Antwerp ma anche il nostro MUSE di Trento, che visiterò in primavera.

 

6. AFTER DARK- VINCITORE DEL TATE IK PRIZE  2014

Il TATE IK PRIZE è un premio annuale all’idea innovativa che usa il potere delle tecnologie digitali per connettere i pubblici con l’arte. Per il 2014 il riconoscimento è stato assegnato a After Dark, un sistema di esplorazione delle gallerie della Tate Britain durante le notti di Agosto. Il pubblico era in grado di guidare da remoto 4 robot nell’oscurità delle sale e di illuminare tramite LED le opere che preferiva, osservandole da un punto di vista inedito con la sensazione di vivere un’esperienza unica, quasi a rievocare l’ingresso dell’archeologo, per la prima volta, nella tomba di un faraone. 

Il bando per il 2015 scade il 17 febbraio.

7. BUONE PRATICHE PER I MUSEI: IL REPORT ANNUALE DI EUROPEANA E IL CASO DEL RIJKSMUSEUM

“Sharing free, high quality images without restrictions makes good thing happen”. Tutta l’esperienza del Rijksmuseum che ha aperto al pubblico dominio le immagini ad alta qualità delle sue opere.

8. OXFORD FLOOD NETWORK

Mentre l’Italia del Nord lo scorso autunno andava sott’acqua con le consuete polemiche (sacrosante) sulla cementificazione selvaggia, ad Oxford da qualche anno è stato messo in pratica un sistema di monitoraggio delle acque tramite piccoli dispositivi wireless alimentati a batteria che gli abitanti della città attaccano ai ponti o sotto il pavimento. Ben Ward definisce la sua idea una specie di “guerrilla sensors network”.

Per saperne di più, leggi l’articolo completo su HOW WE GET TO NEXT, il magazine on line di Steven Johnson.

9. 596 ACRES

596 acres è la misura dei lotti pubblici liberi a Brooklyn  che possono essere messi a disposizione dei cittadini per progetti comuni, ma non è un progetto della città. Attraverso l’uso dei dati aperti sono state realizzate delle mappe, dapprima stampate e diffuse fisicamente, poi pubblicate on line per informare gli abitanti. L’associazione 596 Acres dà assistenza a gruppi o singoli che vogliono inoltrare al Comune le pratiche di affidamento temporaneo dei terreni per progetti a scopo comunitario.

 

10. GHOSTS OF  THE TSUNAMI di Richard Lloyd Parry

Una storia buona per tutti i tempi, da leggere al mare come me, adesso davanti allo Stretto e tutti sappiamo bene cosa evochi da queste parti la parola tsunami, o in montagna magari davanti a un caminetto, con la bufera che infuria là fuori.

http://www.lrb.co.uk/v36/n03/richard-lloydparry/ghosts-of-the-tsunami

 

Buona lettura e buon 2015.

 

 

 

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Non si tratta di una semplice provocazione. In questa filastrocca è racchiuso tutto il mondo di Nina Paley, regista americana che si batte per l’accesso e la creazione di contenuti culturali liberi dalle leggi del copyright.

Sita sing the blues è il suo primo lavoro in questa direzione. Ne parlo in questo articolo su Ninja Marketing.

Per rafforzare la sua idea che copiare non è un danno all’autore, ma in realtà il motore su cui si basa tutto il progresso culturale dell’umanità, Nina ha avviato una ricerca su campo con il Met Museum, tramite un Free Culture field trip: un’osservazione e un rilevamento fotografico con la partecipazione del pubblico tra i capolavori dell’arte greca, romana, asiatica e medievale della collezione del Museo.

L’obiettivo era dimostrare una coerenza nello sviluppo del linguaggio visivo attraverso i secoli e in differenti culture. Il risultato è questo video dal titolo “Minute Meme #(2): All Creative Work Is Derivative”.

Ho rincorso Henry Jenkins questo mese nelle tappe italiane delle sue conferenze sul transmedia e finalmente ho potuto ascoltarlo al Dams di Bologna il 27 giugno.

Il suo intervento non ha tradito le mie aspettative ed è stato illuminante rispetto al significato del termine transmedia, con cui intende un processo narrativo in cui gli elementi di una storia si disperdono sistematicamente su più media con il preciso intento di creare un’esperienza unitaria e coordinata. Idealmente, ogni media dona il suo contributo allo sviluppo di una storia.

Altra riflessione interessante è emersa a seguito di una domanda del pubblico sul confronto tra interattività e partecipazione, dove la prima si riferisce comunque a processi pre-definiti e controllati dall’industria dei media, mentre alla seconda appartiene un reale coinvolgimento del pubblico, che si appropria di un contenuto, lo fa suo, lo remixa e lo restituisce modificato e arricchito.

Se volete approfondire leggete il bel compendio che ha fatto della conferenza Wu Ming 1 [qui]

Dal loro sito è possibile ascoltare anche l’audio integrale della conferenza e le Q&A.

Se volete conoscere meglio le tesi di Jenkins questo é il suo blog.

Dal mio blog potete leggere una sintesi (perdonate la traduzione forse in alcuni passaggi un pò letterale) delle tesi contenute nel suo nuovo libro in uscita il prossimo autunno Spreadable Media: creating meaning and value in a networked society [qui]

L’intervento integrale e in lingua originale è invece disponibile qui: http://henryjenkins.org/2009/02/if_it_doesnt_spread_its_dead_p.html/

Raccolgo l’invito di Hanna Sköld e lo scorso febbraio parto per la Svezia per partecipare al Grannylab, un laboratorio intensivo in cui si sviluppa e si progetta insieme il prossimo film, o meglio progetto transmedia di Hanna, giovane regista svedese che da anni porta avanti un idea di cinema innovativo, basato sulla filosofia del creative commons e sulla possibilità di canali di distribuzione alternativi a quelli tradizionali.

Il primo film di Hanna, Nasty Old People ha debuttato sulla front page di The Pirate Bay, il sito svedese che permette agli utenti di condividere liberamente file, anche multimediali, tramite BitTorrent.

Il suo film è stato scaricato in 113 paesi da più di 50.000 persone che lo hanno tradotto, remixato, sottotitolato e proiettato in giro per il mondo.

Hanna adesso è pronta per il suo nuovo lavoro, Granny’s dancing on the table, un progetto transmedia che è insieme film, videogioco psicologico, progetto collaborativo in rete e una mostra, interamente realizzato con licenza creative commons, e che lei intende produrre con la diretta partecipazione del pubblico.

Granny’s dancing on the table è la tenera storia di Eini, una bambina che cresce isolata nella foresta svedese e che non riesce a percepire le emozioni. E’ solamente capace di predire i terremoti, in realtà manifestazioni dei sentimenti altrui. Eini lascia la foresta alla ricerca della sua identità sulle tracce di una misteriosa nonna di cui possiede solo uno strano ricordo, le sue danze sulla tavola.

Mancano pochissimi giorni (solo 3!) per la fine del crowdfunding del progetto su Kickstarter.

E questo è un invito esplicito a supportarlo per cominciare a cambiare le modalità di produzione e di distribuzione del cinema.

Granny’s è anche un progetto collaborativo in rete. Hanna raccoglie i ricordi e le storie di tutte le nonne in giro per il mondo, per poi farne una mostra in occasione dell’International Granny day, che si celebra ogni anno in agosto. Manda una foto e racconta in poche righe qual’è il ricordo più speciale che conservi di tua nonna.

In progetti come questi ritrovo il senso delle parole di Franco Carlini, grande osservatore italiano della scena digitale nel suo Le idee in rete hanno le gambe lunghe incluso nel saggio La creatività a più voci (Laterza, 2005):

Per non crollare e ancora di più per progredire, le società umane hanno bisogno di essere continuamente alimentate da idee nuove ed utili. Queste possono “emergere”solo attraverso processi di altruismo e cooperazione: è qualcosa di profondamente diverso dal riduzionistico perseguimento dei propri singoli interessi materiali. […] Bisogna rassegnarsi a collaborare, rassegnarsi alla pace.”