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Archivio mensile:ottobre 2016

Sandra Gaudenzi

Per ES Journal di Emerging Series n. 4 ho intervistato Sandra Gaudenzi, ideatrice e direttrice di i-Docs (insieme a Mandy Rose e Judith Aston) uno spazio on line di ricerca e riflessione sui temi e i linguaggi del documentario interattivo, sviluppato all’interno del Digital Cultures Research Center della University of Western England di Bristol.

Quest’anno a Bristol si è tenuto il Simposio biennale diviso in tre sezioni:
Tools for Thought – interactive documentary platforms for production, teaching and research;
The Uses of Immersion – from personalisation to VR and experiential storytelling;
Evolving Practices – where are i-docs going now?

Quello che segue è un piccolo estratto della nostra conversazione, il resto lo trovate in formato .pdf o .epub 3.0 a questo link (l’ES da scaricare è il n. 4)

Sandra Gaudenzi: « “i-doc” è l’abbreviazione di “interactive documentary”, termine che ho coniato mentre scrivevo il mio dottorato sul documentario interattivo all’Università di Goldsmiths a Londra, perché non riuscivo a trovare una definizione per descrivere il genere che mi interessava: l’emergere di prodotti interattivi all’interno del genere documentario. Stiamo parlando di dieci anni fa, del 2006.
All’epoca l’internet cominciava a vincere la sfida dell’interazione sulla televisione digitale, nel senso che si cominciavano a guardare lungometraggi online, cosa impossibile negli anni precedenti per due ragioni: 1. la banda larga non era abbastanza potente per sostenere un’immagine video di qualità a schermo pieno; 2. gli utenti utilizzavano poco il computer fuori dal lavoro. Eravamo quindi in un periodo in cui non esisteva una terminologia per descrivere dei contenuti non-fiction che facessero uso dell’internet per le sue proprietà interattive (e non solo come mezzo di distribuzione). In poche parole: in un i-doc l’utente deve avere un ruolo, grande o piccolo che sia -parlo spesso di “livelli di interattività”-, ma non può limitarsi a guardare.
“Interattivo” vuol dire che senza l’apporto dell’utente l’i-doc non sarebbe lo stesso. Qualsiasi progetto che parla della realtà utilizzando un supporto interattivo è per me un i-doc. Questa è però una visione molto ampia, che include il serious game, la realtà virtuale, progetti educativi sull’iPad, prodotti audio geolocalizzati, e molto altro. Insomma, questa definizione va ben oltre l’idea che abbiamo del documentario con il suo supporto video e una voce narrante. Per evitare discussioni retoriche, ultimamente utilizzo spesso il termine “interfactual” (interactive factual narrative) che ha il merito di essere più neutro da un punto di vista epistemologico.»