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Archivio mensile:novembre 2015

Come ridefiniamo lo spazio fisico e il linguaggio del documentario nell’era digitale?

 

seamless reality IDFA doc lab

 

Questo è stato il tema della conferenza annuale all’IDFA Doc lab all’interno dell’IDFA doc fest di Amesterdam, in programma dal 18 al 29 Novembre. Da anni l’IDFA ha una sua sezione speciale dedicata all’interattività  che quest’anno prende il nome di Seamless Reality.

Artisti digitali, studiosi, ricercatori presentano i loro lavori a volte provocatori, condividono le lezioni imparate su campo e tracciano una visione del futuro. Tra gli invitati, Karim Ben Khelifa, AngeloVermeulen, Amy Rose and May Abdalla (Anagram), Jessica Brillhart(Google), Jason Spingarn Koff (Netflix), Bianca Giaever (This American Life), William Uricchio (MIT), Gabo Arora (UN/VRSE), Errol Morris, Kathleen Lingo (New York Times) and Margaux Missika (Upian/PXN).

Ho seguito la conferenza via twitter e ne ho fatto un report degli interventi che mi sono sembrati più significativi. I video dell’intera giornata saranno caricati sul sito del festival a fine manifestazione.

Questo il programma del panel

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Una dei protagonisti assoluti della conferenza è stata la VR, la realtà virtuale.

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Uno dei progetti più apprezzati è stato The Museum of Stolen Art di Ziv Schneider, che ha attinto ai database delle opere d’arte rubate di FBI e Interpol e ne ha fatto un’esperienza in VR quasi a voler restituire una presenza ai capolavori scomparsi.

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Schneider in collaborazione con Laura Chen ha esteso la sua ricerca anche alle opere d’arte distrutte dai conflitti. E’ il caso di RecoVR Mosul: a collective reconstruction, un’installazione in VR che ci porta all’interno del museo della città irachena devastata dall’IS e che conteneva i maggiori resti archeologici delle antiche civiltà mesopotamiche. Camminando per le sale del museo osserviamo le opere distrutte ricostruite attraverso foto rilevate in crowdsourcing.

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Tra gli ospiti del panel, molto atteso Gabo Arora, Senior Advisor delle Nazioni Unite, filmmaker e co-creatore insieme a Chris Milk dei documentari in VR per l’ONU, tra cui Clouds over Sidra.

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Ross Goodwin presenta un lavoro sull’intelligenza artificiale. Il suo word.camera è capace di trasformare un’immagine in racconti, offrendo uno sguardo di come una macchina può leggere, interpretare e descrivere con il nostro linguaggio, l’ambiente reale.

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E’ il momento di William Uricchio del MIT Open Doc Lab. Presenta il report sullo stato del giornalismo interattivo e propone diversi punti di contatto con i nuovi formati del documentario.

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All’interno della conferenza c’è spazio non solo per le idee ma anche per lo stato dell’arte dal punto di vista della produzione e del finanziamento dei progetti interattivi. L’EDN (European Documentary Network) ha analizzato 17 progetti crossmediali prodotti negli ultimi 3 anni e presentati all’IDFA. Il dato che emerge è che il 25% del budget delle produzioni europee non è coperto.

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La più grande novità in materia di VR ci viene invece offerta dal New York Times che ha appena lanciato la sua app NYTVR e ha inviato a casa dei suoi abbonati un milione di cardboard per visualizzare i contenuti speciali. Il New York Times ha anche annunciato che è in produzione una serie di brevi documentari sullo stile degli Op-docs (documentari di breve durata affidati a filmmaker indipendenti, su temi di attualità, vita contemporanea o fatti storici) da fruire esclusivamente in VR.

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I panel prova a tracciare anche un orizzonte sul futuro della VR.

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Chiudono la giornata Amy Rose and May Abdalla di Anagram Studio, autrici di esperienze interattive dal forte impatto emotivo e con un grado di immersività del pubblico elevato. I loro lavori spaziano dal documentario interattivo, all’arte pubblica, dai giochi per bambini ai videogames, in cui l’esperienza del visitatore è sempre primaria e linea guida del progetto. Nei loro lavori c’è un continuo tentativo di provare a immaginare i pensieri del pubblico.

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Dal 31 Ottobre Somebody non funziona più. Quello che era iniziato come un progetto d’arte pubblica, divertente e dall’esito incerto, è diventato troppo grande da gestire senza provare a trasformarlo in una start up tecnologica. La scelta era tra cambiare o morire. Miranda July ha optato per la seconda.

 

SOMEBODY_APP

 

Somebody app era un progetto nato in collaborazione con MIU MIU e presentato alle Giornate degli Autori a Venezia, insieme al corto della regista che quasi ne svelava i retroscena e il funzionamento. Creazione ironica sulla comunicazione al tempo di Whatsapp, provava a recuperare una dimensione umana connettendo persone che non si conoscono e spingendole a recapitare messaggi da parte di un amico, includendo una personale interpretazione del contenuto. Ne ho scritto in maniera più approfondita in questo post.

Il progetto ha mostrato all’inizio alcuni problemi, ha richiesto un upgrade consistente e una volta assestato ha raggiunto circa 10.000 utenti al giorno. A questo punto per l’artista e per il suo mecenate si è posto il problema di come procedere. Dopo un giro di consultazioni con investitori e esperti del mondo tech è stato chiaro che il salto da fare era provare a trasformare Somebody in una start up e dargli una nuova vita, abbandonando anche quel gradiente di spontaneità e di imprevedibilità che l’aveva accompagnata sin dal principio. Parole come pitch, “best case scenario”, pubblicità hanno cominciato ad affollarsi nella mente di Miranda July che ha sentito di tradire lo spirito originario del progetto.

L’artista ha preferito lasciare che Somebody rimanesse un lavoro artistico, una performance durata circa un anno, riflettendo e documentando così il tempo che è vissuta. Ha chiesto agli utenti di inviare i loro ultimi messaggi, di spedirle foto, video e screenshot, che avrebbe poi raccolto in un ultimo racconto di “avvenute consegne”.

Somebody ha salutato così la sua comunità: “A mezzanotte del 31 Ottobre, ora di Los Angeles, Somebody sparirà da questo mondo per sempre. Ma voi siete ancora qui, insieme ai vostri amici. E ci sono sconosciuti dappertutto.”

 

da animaBiriki.com

da animaBiriki.com

 

Biriki è un uccellino che attraversa la vita con i suoi occhi grandi e la sua coda a forma di cuore. Sogna voli colorati e nella sua prima avventura scopre l’arcobaleno e la capacità di emozionarsi giocando con i colori.

Le avventure di Biriki, che nascono prima come libro dalla mano e dalla poesia di Bruna Ferrazzini, stanno per diventare una serie televisiva per la RSI (Radio Televisione Svizzera Italiana) di animazioni per bambini nella prima infanzia, i cui protagonisti sono l’uccellino e il suo universo naturale. La prima puntata è già stata girata, ma altre storie saranno scritte e raccontate a partire dai laboratori e dai workshop che sono stati fatti in giro per il mondo, in musei, scuole, festival e associazioni, da New York a Parigi, fino a Lampedusa.

Ogni storia nasce dall’osservazione dei personaggi e della natura, cercando di unire il mondo analogico con quello digitale.

animaBiriki è un progetto artistico e etico che vuole insegnare con leggerezza ai bambini il rispetto per l’uomo e per la natura. Il suo volo tra le esperienze semplici del quotidiano accrescono lo spirito del coraggio, la scoperta delle differenze, lavorando sui concetti di tolleranza, rispetto e autostima.

Il corpo di Biriki è fatto di forme geometriche semplici e bidimensionali, che si prestano facilmente all’animazione e al gioco della scomposizione e della metamorfosi in altre forme. Il suo mondo ha invece la profondità di campo e la matericità del nostro mondo reale. Il suo pianeta è nato nell’Orto degli Aromi di Milano, l’arcobaleno, le nuvole e la pioggia sono effetti “speciali” che rimandano ai trucchi del precinema.

da animaBiriki.com

da animaBiriki.com

Oggi 20 novembre si celebra la Convenzione Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e Biriki, in collaborazione con Amnesty International Italia, farà compagnia a tanti bambini in diversi laboratori tra Milano e la Svizzera italiana con il progetto “Adotta un diritto”.
adotta un diritto

Per chi non potrà partecipare ai laboratori è disponibile un kit on line con cui si può costruire un amico di Biriki, conoscere e scegliere il diritto che piace di più e rispedirlo all’uccellino che si occuperà di diffonderlo il più possibile.

animaBiriki è un progetto di Bruna Ferrazzini e Ilaria Torba, prodotto da Cinedokké e RSI Radiotelevisione Svizzera in collaborazione con Amnesty International.