Le printemps en exil: dalla rivoluzione a Lampedusa. Tra webdoc e citizen journalism

E’ da più di un anno che non scrivo su questo blog. Tra oggi e l’ultimo post c’è in mezzo il lavoro ad un webdocumentario. Un progetto che si è rivelato lungo, duro, ma pieno di sorprese, di cose da sperimentare e da imparare, di difficoltà laddove non le avevi immaginate. E quindi neanche progettate.

Ma non è del mio webdoc che scriverò, bensì di un bellissimo lavoro che è andato on line su Mediapart.fr (giornale on line di inchiesta e di cronaca fondato nel 2008 dall’ex caporedattore di Le Monde, Edwy Plenel, maggiori info qui) con una tragica coincidenza, quella del naufragio del 3 ottobre a largo di Lampedusa, in cui hanno perso la vita circa 300 persone provenienti dall’Eritrea, e che ci ha sbattuto nuovamente in faccia le nostre responsabilità di paesi occidentali, i nostri pregiudizi, i nostri limiti ed incapacità.

printemps en exil 1

La storia di Le printemps en exil, comincia però nel 2011 in Tunisia e in parte passa per l’Italia, da Lampedusa, da altri centri in Sicilia, dalla Calabria e dal confine con Ventimiglia. Destinazione Parigi. Se per alcuni la capitale francese è il punto d’arrivo, sognato tante volte e caricato di aspettative, per altri diventerà la cartina di tornasole su ciò che l’Europa è diventata oggi, in un tempo in cui ci sarebbe da riflettere sul significato di libera circolazione degli individui, di diritti umani e di misure restrittive che organismi sovranazionali come Frontex, stanno mettendo in atto.

Si innesca così un flusso di ritorno verso l’Africa, “dans son bled” (terra d’origine), dove ad attendere questa giovane generazione in cerca di libertà, è un presente in cui tutto è ancora da ricostruire.

printemps en exil 2

ll webdoc, firmato da Massimiliano Minissale e Marie Blandin, è costruito in parte con materiali di repertorio provenienti dai telefonini di alcuni ragazzi che hanno filmato le tappe del loro viaggio, in parte da immagini e video estrapolati dai social network (vale la pena ricordare come ebbe inizio la rivoluzione tunisina e quale ruolo giocarono il web e i social network durante i giorni di  protesta).

Il filo narrativo è organizzato secondo una scansione temporale e dallo sguardo degli autori che, a fianco al materiale “grezzo”, hanno realizzato interviste e raccontato la quotidianità dei protagonisti, incontrandoli e seguendoli dalla Sicilia alla Francia e di ritorno in Tunisia.

Ogni capitolo del webdoc (12 in tutto) contiene una serie di rimandi ad altri approfondimenti nella parte bassa dello schermo. Scrollando sotto la finestra dedicata alla visione “cinematografica”, si accede a contenuti extra con informazioni sul contesto geo-politico e storico e ad un vero e proprio database di articoli, link, gallery da You tube, raccolti e sapientemente organizzati come archivio tematico.

Questa sezione del webdoc è destinata a crescere e a mutare con il tempo. L’utente può infatti arricchire la piattaforma uploadando link, video, segnalando articoli, commentando i contenuti già presenti.

Una storia come quella dei migranti che attraversano il Mediterraneo e della nostra inadeguatezza nell’accoglierli, dovrebbe essere al centro del racconto della realtà da parte dell’informazione, non solo quando diventa cronaca o tragedia.

Questo progetto ci mostra come cinema documentario, materiale presente in rete o in archivi digitali e citizen journalism possono, se mixati sapientemente, cambiare sul serio il modo di raccontare storie e, tracciare nuove strade per la produzione di contenuti tv, cinematografici e giornalistici.

Sto ancora aspettando di vedere qualcosa di simile da qualche quotidiano nazionale on line.

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